Non ho ancora finito.
Nel maggio del 2007, una ragazza di ventitré anni sedeva in un ristorante del Mondrian Hotel, a Los Angeles, davanti a una giornalista del Sunday Times Magazine.
Era Amy Winehouse.
Aveva già una voce impossibile da confondere e una carriera che prometteva di consegnarla alla storia. Eppure, quando parlò della sua paura più grande, non nominò il fallimento, la povertà o la perdita del successo.
Disse: «Il pensiero di morire senza aver lasciato il segno: quella era la mia paura più grande.»
Aveva ventitré anni. Quell’intervista sarebbe rimasta inedita per diciannove anni, pubblicata molto dopo la sua morte avvenuta pochi anni dopo.
C’è qualcosa di straziante nel leggere quelle parole oggi. Amy ha lasciato un’impronta molto più grande di quanto potesse immaginare. Ma non è della sua storia che voglio parlare.
È di quella domanda che, prima o poi, ciascuno di noi dovrebbe avere il coraggio di rivolgere a se stesso.
Quando me ne andrò, che cosa resterà del mio passaggio su questa terra?
Non parlo di denaro o riconoscimenti. Parlo di qualcosa che non si mette in banca: la differenza che avremo fatto nella vita degli altri.
Sono arrivata a un’età in cui il tempo ha cambiato significato. Da giovani lo immaginiamo inesauribile. Poi capiamo che non è soltanto ciò che abbiamo davanti — è anche ciò che abbiamo già usato.
Ho vissuto molte vite nella mia vita. Ho lavorato, insegnato, costruito, ricominciato. Ma oggi sento con una chiarezza che non avevo vent’anni fa che il successo personale, da solo, non basta più.
Voglio che ciò che ho imparato, le opportunità che ho incontrato e persino gli errori che ho commesso diventino utili a qualcun altro. Non ho bisogno che il mio nome venga ricordato. Mi piacerebbe che qualcosa di buono continuasse a esistere anche quando nessuno si ricorderà più chi lo ha reso possibile.
Questa, per me, sarebbe una vita spesa magnificamente.
Perché LifeWave
Per molti anni ho lavorato alla formazione con una convinzione: aiutare qualcuno a sviluppare autonomia significa offrirgli strumenti che lo accompagneranno molto oltre il tempo trascorso insieme.
A un certo punto ho iniziato a chiedermi se fosse possibile farlo su tre dimensioni contemporaneamente — salute, libertà economica e relazioni — quelle che più di tutte determinano la qualità reale di una vita. Non come concetti separati, ma come un sistema unico.
Quando ho conosciuto LifeWave, nel 2019, non stavo cercando un’altra azienda. Cercavo una ragione autentica per impegnarmi ancora. Qualcosa che mi entusiasmasse non tanto per ciò che avrebbe rappresentato per me, ma per ciò che avrebbe potuto rappresentare per le persone che avrei incontrato.
Ho trovato una tecnologia innovativa per il benessere, la possibilità concreta di aiutare le persone a costruire autonomia economica e una comunità nella quale la crescita è condivisa, non in competizione.
Considero LifeWave una soluzione unica e senza eguali. Credo nella prevenzione, nella responsabilità individuale, nell’innovazione. E credo che occuparsi di sé — del proprio corpo, della propria situazione economica, delle proprie relazioni — meriti un’attenzione molto maggiore di quella che generalmente le dedichiamo.
Non voglio essere indispensabile. Voglio essere stata utile.
C’è una differenza enorme tra le due cose.
Essere indispensabili può gratificare l’ego. Ma il valore di un leader non si misura dal numero di persone che non riescono a fare a meno di lui. Si misura da quante persone, grazie al suo contributo, hanno imparato a non averne più bisogno.
Non voglio costruire qualcosa che smetta di esistere nel momento in cui decido di fermarmi. Voglio formare persone capaci di camminare con le proprie gambe — e di diventare, a loro volta, un punto di riferimento per qualcun altro.
Non voglio essere ricordata come la persona che aveva tutte le risposte. Vorrei essere ricordata come qualcuno che ha aiutato gli altri a trovare le proprie.
Quello che vorrei lasciare
Quando arriverà il momento, non mi importerà quante persone conoscevano il mio nome.
Mi piacerebbe sapere che da qualche parte ci sarà una persona che vive meglio anche grazie a qualcosa che abbiamo condiviso. Qualcuno che ha imparato a prendersi cura di sé. Qualcuno che ha trovato il coraggio di costruire qualcosa di proprio. Qualcuno che, entrando in questa comunità, ha incontrato persone diventate importanti nella sua vita.
Il contributo più importante che possiamo lasciare non è qualcosa che gli altri ricorderanno di noi. È qualcosa che continueranno a portare con sé. Un’abitudine. Una competenza. Una possibilità. Un modo diverso di guardare alla propria vita.
E se potessi scegliere un unico pensiero con cui congedarmi da questa vita, sarebbe questo:
Sono passata di qui.
E per qualcuno, anche grazie al mio passaggio, la vita è stata un po’ migliore.
Non riesco a immaginare un successo più grande.
Crediamo nelle persone che scelgono di sognare in grande. Le aiutiamo a costruire un business sostenibile e di valore, unendo strategie digitali duplicabili e i pilastri del Network Marketing che non cambiano mai
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